Visita ai Castelli di Cannero tra storia, leggenda e paesaggi unici

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Sono conosciuti come i castelli di Cannero le rovine di antiche fortificazioni che sorgono su tre isolotti rocciosi nel lago Maggiore che si affacciano verso Cannero Riviera pur appartenendo al territorio del comune di Cannobio.

I castelli che affiorano dall’acqua rendono lo scenario veramente suggestivo. Si tratta dei resti della Rocca Vitaliana fatta costruire tra il 1519 ed il 1521 da Ludovico Borromeo, che la chiamò così in onore dell’illustre antenato. Essi rappresentano uno tra i simboli più conosciuti del lago Maggiore con la loro atmosfera magica, da paesaggi unici che li vede illuminati dalle luci del tramonto, o specchiarsi sulle acque del Lago, immersi nello spettacolo dell’aurora. Essi sono sempre stati una grande ricchezza paesaggistica per le tre terre verbanesi, Lombardia, Piemonte e Ticino.

Storia dei castelli di Cannero

La storia è quella dei “fratelli della Malpaga”, i cinque fratelli Mazzarditi che, tra il 1403 e il 1404, si impadronirono del borgo di Cannobio e taglieggiarono le popolazioni rivierasche con gesta brigantesche. Essi imposero alla popolazione locale la costruzione di una rocca, poi chiamata “castello della Malpaga”, per avere un luogo sicuro e fortificato da cui partire in spedizioni di rapina. Per porre fine alle scorrerie e alle violenze, nel 1414 il duca Filippo Maria Visconti cinse d’assedio la rocca, costringendo i banditi ad arrendersi per fame. Il Castello venne quindi raso al suolo. Al suo posto i Borromeo, signori del lago, costruirono tra il 1519 e il 1521 la “Vitaliana”, una rocca a difesa dell’alto Lago Maggiore dalle incursioni svizzere, cosi chiamata in memoria di Vitaliano Borromeo. Nel Settecento i castelli furono abbandonati e caddero lentamente in rovina. La moderna statua della Madonna sull’isolotto più piccolo è di Giannino Castiglioni (1884 – 1971).

I Castelli di Cannero: la leggenda

La leggenda vuole che i Mazzarditi, dopo la sconfitta, fossero gettati nelle acque del lago con un sasso al collo e perissero così annegati. La storia però ci dice che essi furono semplicemente banditi dal paese per quindici anni, trascorsi i quali furono riammessi nel borgo.
La loro fama di predoni diede però vita a numerosi altri racconti: pare che i briganti, pur di non consegnare i loro forzieri colmi di ricchezze al duca Filippo Maria Visconti, preferissero gettarli nelle acque del lago. Si narra che nelle giornate in cui la nebbia è particolarmente fitta sul lago, sia possibile scorgere un veliero fantasma che veleggia attorno al castello reclamando l’antico tesoro sommerso.

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